Scrivendo ai Corinzi, l’apostolo Paolo deve intervenire nella vita della comunità, nella quale si verificano degli abusi legati alla celebrazione dell’Eucaristia. Nasce l’urgente necessità di reagire al comportamento scorretto di alcuni membri della comunità. Il seguente frammento della corrispondenza con i Corinzi costituisce il contesto diretto del racconto dell’istituzione dell’Eucaristia:
“E mentre vi do queste istruzioni, non posso lodarvi per il fatto che le vostre riunioni non si svolgono per il meglio, ma per il peggio. Innanzi tutto, sento dire che, quando vi radunate in assemblea, vi sono divisioni tra voi, e in parte lo credo. È necessario, infatti, che avvengano divisioni tra voi, perché si manifestino quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi. Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. Ciascuno, infatti, quando partecipa alla cena, prende prima il proprio pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco. Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla chiesa di Dio e far vergognare chi non ha niente? Che devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo!” (1Cor 11,17-22).
L’apostolo inizia il suo discorso ricordando che i cristiani si riuniscono insieme in assemblee. Come sappiamo, queste si svolgevano in case private. Già qui va sottolineato che l’intero ragionamento dell’apostolo dimostra che la celebrazione dell’Eucaristia nella comunità di Corinto non era separata dai banchetti cristiani, chiamati agapi. Durante una stessa riunione si consumava un pasto comune e si celebrava l’Eucaristia. Solo col tempo nella Chiesa si è arrivati alla separazione di questi due banchetti. Testimonianze antiche dimostrano che nella Chiesa orientale le agapi venivano celebrate una volta conclusa l’Eucaristia. Il fatto stesso che i banchetti ordinari fossero associati alla celebrazione dell’Eucaristia creava la possibilità di alcuni abusi, soprattutto se durante i banchetti venivano servite grandi quantità di vino. Sono proprio queste situazioni ad essere oggetto delle ammonizioni di Paolo.
A casa di Tizio
Lo stesso Paolo, mentre viveva a Corinto, soggiornò nella casa di Tizio Giusto, adiacente alla sinagoga (At 18,7). Forse era il luogo in cui i cristiani di Corinto si riunivano per celebrare la Cena del Signore. Era usanza dei Greci organizzare banchetti e invitarvi i membri del proprio gruppo sociale, assegnando a ciascuno un posto a seconda della carica e della dignità ricoperta. Gli ospiti più illustri occupavano allora un posto nel triclinium, ovvero nella sala più sontuosa della casa; gli altri venivano serviti nell’atrio, dove sui divani potevano accomodarsi anche diverse decine di persone. Qui a volte veniva servito vino di qualità inferiore e cibo meno raffinato, cosa di cui i commensali si lamentavano.
Il cristianesimo avrebbe dovuto eliminare questo tipo di divisioni sociali, ma nella pratica si è visto che non era così ovunque. Per questo Paolo rimprovera i Corinzi per le contese che sorgono tra loro. L’apostolo ritiene comunque che le dispute siano necessarie per dimostrare “chi sono coloro che hanno superato la prova”. Inizialmente lodava i Corinzi per aver mantenuto le tradizioni; ora è costretto a muovere loro un’accusa, motivandola: le riunioni comuni non servono allo scopo che dovrebbero raggiungere. Invece di unire al suo interno la comunità, causano la sua divisione. In questo caso, Paolo non precisa da dove provengano le informazioni sulle controversie tra i Corinzi, come aveva invece fatto in precedenza: “Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe, che vi sono discordie tra voi. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: „Io sono di Paolo”, „Io invece sono di Apollo”, „E io di Cefa”, „E io di Cristo!”. Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati?” (1Cor 1,11-13). Tuttavia, sia la sua esperienza personale che i contatti con i suoi collaboratori gli danno una visione chiara della situazione nella comunità. In essa è emersa una crisi che si manifesta durante le riunioni comuni. Il giudizio severo è in qualche modo attenuato dall’espressione “in parte credo”; l’apostolo prende le distanze dalle informazioni che gli sono state riferite.
L’Eucaristia costruisce la Chiesa
Paolo afferma che i cristiani di Corinto si riuniscono «come Chiesa». Si tratta di un’osservazione estremamente importante, poiché contiene l’idea che l’Eucaristia è un sacramento che crea la Chiesa, che la costruisce. Nella formulazione en ekklēsia si può vedere un’analogia con la comunità di Israele; è proprio la Chiesa che costituisce il prolungamento del popolo di Dio dell’Antico Testamento. Per questo è così importante che la Chiesa sia composta da persone “provate”, cioè da coloro che eviteranno di “esser condannati insieme con questo mondo” (1Cor 11,32). Così, la crisi che è emersa nella comunità serve alla purificazione e per verificare gli atteggiamenti dei membri della comunità.
Il banchetto sacro e il pasto ordinario
Criticando i Corinzi per il loro comportamento egoistico, l’apostolo ricorre a un gioco di parole: la «cena del Signore» (gr. kyriakon deipnon) viene contrapposta al «proprio cibo» (gr. to idion deipnon). Non c’è quindi un consumo comune del pasto, che dovrebbe essere una caratteristica delle riunioni comunitarie. L’apostolo mostra l’effetto di tale comportamento mettendo in rilievo il contrasto fra due situazioni: “così uno ha fame, l’altro è ubriaco.” (1Cor 11,21). I pasti privati possono essere consumati a casa propria, sostiene l’apostolo, mentre la cena del Signore ha carattere liturgico. Inoltre, il comportamento scorretto di alcuni Corinzi mette in imbarazzo i più poveri. Proprio i più poveri dovrebbero sentirsi rispettati nella comunità, perché Dio ha scelto ciò che è debole agli occhi del mondo:
“Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio.” (1Cor 1,27-29).
Sembra che la situazione descritta da Paolo presenti il seguente stato di cose: i membri più ricchi della comunità di Corinto e le persone di status sociale più elevato consumano il pasto tra loro e si cibano abbondantemente con le vivande che hanno portato, mentre i poveri, persone di bassa estrazione sociale e schiavi, che non hanno molto cibo proprio, se ne vanno affamati. Gli abitanti della comunità di Corinto trasferiscono alla Cena del Signore il modello dei banchetti pagani. La Cena del Signore dovrebbe essere invece un antidoto alle divisioni, mentre nella comunità accade esattamente il contrario. In una comunità ideale, la «frazione del pane» è strettamente unita al “essere una comunità” (At 2,42; 4,32-34).
Paolo ricorre a un verbo interessante, usandolo in riferimento a coloro che consumano il proprio cibo: il greco prolambanein può essere interpretato in senso temporale come “prendere” in anticipo (gr. pro) il pasto. Il senso generale della frase sarebbe quindi questo: i più poveri arrivano all’assemblea più tardi (forse per motivi di lavoro o altro) rispetto agli altri, che hanno già consumato il pasto per conto proprio.
„La frazione del pane nella communità di Corinto (II)”, Rinnovamento nello Spirito Santo 12 (2025) 18-19.
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