Nel brano definito dai biblisti come summarium, ovvero “riassunto” della vita della Chiesa primitiva, si parla due volte della frazione del pane. Ecco con quali parole l’evangelista Luca racconta la vita e l’operato della prima comunità cristiana a Gerusalemme:
“Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati” (At 2, 42-48).
La prima menzione è di carattere generale. L’autore afferma che l’Eucaristia (la frazione del pane) è uno dei quattro pilastri su cui si fonda la comunità, insieme alla perseveranza nell’ascolto dell’insegnamento degli apostoli, nella vita comunitaria e nella preghiera. La seconda menzione illumina e permette di interpretare più profondamente la prima. Il termine stesso «spezzare il pane» o «spezzando il pane» potrebbe indicare un semplice pasto, ma il contesto di entrambe le espressioni è chiaramente religioso; si parla infatti di comunità, dell’insegnamento degli apostoli e della preghiera nel tempio di Gerusalemme. Se è così, significa che anche la frazione del pane deve essere interpretata in un contesto religioso, e questo significa che si tratta della celebrazione dell’Eucaristia. La “frazione del pane” è infatti diventata un termine tecnico per indicare la celebrazione eucaristica.
Gli impegni battesimali
Esaminiamo la frase che ci interessa nel suo contesto letterario diretto. Il verbo «essere assidui, perseverare» (gr. proskarterein) usato da Luca indica che il battesimo ricevuto impegna a un atteggiamento rigoroso e costante. Si tratta in realtà di quattro atteggiamenti che Luca raggruppa in due coppie: l’insegnamento degli apostoli e stare in comunità, e quindi la frazione del pane e la preghiera. Il primo atteggiamento riguarda la totalità dell’insegnamento apostolico, che ha un significato normativo per la vita cristiana e garantisce la trasmissione intatta della memoria di Gesù. L’insegnamento degli apostoli non è fatto soltanto dalle indicazioni concrete, si potrebbe dire circonstanziate, ma dall’insieme del loro insegnamento. Esso ha un significato normativo per i cristiani, poiché proviene (deriva?) dai testimoni diretti delle parole pronunciate da Gesù e delle sue azioni. Essere assidui nell’insegnamento degli apostoli garantisce la conservazione di una memoria incontaminata di Gesù. È importante notare che l’autore parla dell’insegnamento degli apostoli e non dell’insegnamento di Gesù stesso. Ciò significa che entrambi gli «insegnamenti» hanno lo stesso valore.
Proprio per questo motivo, un argomento importante a favore dell’interpretazione eucaristica di entrambe le menzioni nei sommari è il termine «comunità» (gr. koinōnia). Si tratta del secondo atteggiamento di una vita cristiana autentica, necessario affinché possano realizzarsi i due successivi: la frazione del pane e la preghiera. Sebbene questo termine possa significare la comunione a tavola o il sedersi insieme per consumare un pasto, e persino l’agape cristiana, in contesto religioso di solito significa un’assemblea di carattere liturgico.
Anche se vi si possono vedere connotazioni che rimandano all’agape, tali banchetti terminavano solitamente con la celebrazione dell’Eucaristia. Il pasto era accompagnato dal ministero della parola: “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere “At 2,42). Da notare che la frazione del pane, cioè l’Eucaristia, è accompagnata dalla predicazione della dottrina. Presumibilmente le agapi si celebravano ogni giorno, mentre l’Eucaristia con il ministero della parola si celebrava la domenica. Solo dal momento in cui l’Eucaristia fu separata dall’agape, si cominciò a organizzare pasti speciali per i poveri. Per non trascurare il ministero della parola, furono scelti sette uomini che avevano il compito di occuparsi dei poveri:
“In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: „Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense. Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest’incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola”. Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia. Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani. Intanto la parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli a Gerusalemme; anche un gran numero di sacerdoti aderiva alla fede” (At 6,1-7).
Eucaristia o agape?
Alcuni biblisti mettono in dubbio l’interpretazione eucaristica dei riferimenti alla frazione del pane nel summarium, poiché il testo indicherebbe una consuetudine quotidiana nella comunità di Gerusalemme, mentre – a loro parere – l’Eucaristia non veniva celebrata ogni giorno. Tuttavia, una corretta lettura del testo greco della seconda menzione non deve necessariamente far pensare a celebrazione quotidiana dell’Eucaristia; potrebbe infatti trattarsi della preghiera quotidiana nel tempio: «Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio» (At 2,46). Secondo questa interpretazione, l’espressione «spezzare il pane» indica effettivamente l’Eucaristia. Proprio in questa occasione la comunità primitiva ricordava le parole e le azioni di Gesù, vivendole non solo come passato, ma attualizzandole nel presente. Essa era celebrata, come abbiamo sottolineato, nella comunità della Chiesa, come indica l’espressione kat’oikon, che può significare «in casa», «nelle case», «di casa in casa», «in diverse case». Il termine «ogni giorno» si riferisce alla permanenza in preghiera nel tempio di Gerusalemme, ma non significa celebrazione quotidiana dell’Eucaristia. Questi incontri si svolgevano in un’atmosfera gioiosa. L’Eucaristia celebrata nella comunità di Gerusalemme motivava i fedeli all’apertura verso i bisognosi. La pratica eucaristica a Gerusalemme portava quindi all’adempimento delle opere di misericordia. Il radunarsi dei fedeli per la frazione del pane portava in modo naturale a questa conseguenza pratica.
Conclusione
Riassumendo le riflessioni sull’Eucaristia nella prima comunità di Gerusalemme, giungiamo alla conclusione che essa costituiva, insieme all’insegnamento degli apostoli, alla comunione e alla preghiera, uno dei quattro pilastri della vita di quella Chiesa locale. La celebrazione di questo sacramento “nelle case” era un fattore che spingeva i fedeli di Gerusalemme a compiere le opere di carità, specialmente verso le persone più bisognose di sostegno materiale.
„La frazione del pane nella comunità di Gerusalemme”, Rinnovamento nello Spirito Santo 10 (2025) 6-7.
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